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Il riciclo vale 555 miliardi. La plastica al centro della sfida europea

La filiera europea del riciclo genera ogni anno un impatto economico stimato in 555 miliardi di euro, produce 222 miliardi di valore aggiunto e sostiene oltre 3 milioni di occupati. Sono alcuni dei dati contenuti nello studio “Una nuova politica industriale europea per l’Economia Circolare”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con CONAI e presentato al Forum di Cernobbio.

 

Lo studio dedica un approfondimento specifico al sistema europeo di raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi. A fronte di 18,8 miliardi di euro di costi annuali, i benefici economici, ambientali e sociali raggiungono complessivamente 31,2 miliardi. In altri termini, per ogni euro investito nel riciclo degli imballaggi vengono generati 1,66 euro di benefici per la società europea.

 

All’interno di questo sistema, la plastica riveste un ruolo centrale. Nelle filiere manifatturiere considerate dallo studio, l’impiego di plastica riciclata abilita 26,7 miliardi di euro di fatturato, 8,2 miliardi di valore aggiunto e circa 82.200 posti di lavoro. Numeri che mostrano come il riciclo non rappresenti soltanto un obiettivo ambientale, ma costituisca una vera infrastruttura industriale capace di produrre ricchezza e occupazione.

 

Il comparto europeo del riciclo della plastica attraversa tuttavia una fase particolarmente complessa. Tra il 2022 e il 2024 il valore medio della materia prima seconda plastica è diminuito del 32%, passando da 472 a 321 euro per tonnellata, mentre il tasso di riciclo è rimasto sostanzialmente stabile intorno al 40%. Nel 2024 la capacità installata europea ammontava a 13,5 milioni di tonnellate, ma nell’arco degli ultimi tre anni la chiusura degli impianti ha comportato la perdita di quasi un milione di tonnellate di capacità.

 

Il problema non è quindi soltanto raccogliere e riciclare maggiori quantità di plastica, ma creare una domanda industriale stabile e rendere disponibili materiali riciclati omogenei, tracciabili e di qualità. Secondo TEHA e CONAI, l’Europa deve migliorare l’incontro tra domanda e offerta di materie prime seconde, rafforzare il mercato unico e sostenere gli investimenti necessari alla crescita della filiera.

 

È in questo scenario che acquistano ulteriore importanza i sistemi di raccolta dedicata come RiVending. Separare correttamente i bicchieri in PS e le bottiglie in PET consumati ai distributori automatici permette di intercettare flussi più omogenei e di avviarli a specifici percorsi di riciclo. Un modello che contribuisce a migliorare la qualità della raccolta e a trasformare gli imballaggi utilizzati nel vending in nuove risorse per i cicli produttivi.